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Vitiello Gennaro
1929

1929

15 ottobre 1929 – nasce a Torre del Greco (NA). Il padre Luigi è titolare di un’impresa edile e la madre Ermelinda Forte è casalinga, la sua infanzia trascorre tranquilla insieme ai suoi fratelli (Umberto, Mario, Pietro e Rachele) fino alla morte prematura del padre. Gennaro si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli e inizia ad insegnare Disegno Ornato presso il Liceo artistico di Napoli.

1942

Fin da ragazzo nutriva interessi rivolti alla lettura di scrittori e poeti che non erano nei programmi scolastici delle classi che frequentava. Leggeva moltissimo e la sua esistenza priva di libri era inconcepibile. Alla lettura si dedicò con passione e dedizione analitica profonda fin da studente, si appassionò presto alla grande letteratura, ai classici greci e a quelli latini, al romanzo dell’ottocento francese, russo e inglese, per approdare prestissimo ai grandi scrittori e poeti del Novecento: Garcia Lorca, Kafka, Hemingway, Dos Passos, Cesare Pavese, Alberto Moravia, Italo Calvino, Raffaele La Capria, Rocco Scotellaro, Danilo Dolci, Carlo Levi, Albert Camus, Jean.Paul Sartre… di quest’ultimo acquistò, fresco di stampa, “Il muro”.

Frequentava il teatro di prosa e la lirica; ma anche il cinema, in particolar modo quello d’essai ed amava discuterne per ore con amici, contenuto, linguaggio e interpretazione.

Leggeva la  “Fiera letteraria” diretta dal poeta Vincenzo Cardarelli,  “Il Mondo” di Pannunzio ed era aggiornatissimo sulle novità letterarie, opere che allora si definivano “engagées”, impegnate, attente cioè ai problemi sociali, ai grandi avvenimenti contemporanei, alla vita dell’uomo nella sua complessità e nelle sue tante angosce. E mostrava un talento spiccato per l’analisi immediata, quasi naturale, del testo che leggeva e da cui si faceva fagocitare. Lo stesso talento che ha fatto di lui un regista pronto a cogliere l’essenza, a capire gli snodi narrativi e le modalità interpretative delle opere, le cui pagine scritte avrebbe poi trasformate in linguaggio parlato, in gestualità e nelle varie altre espressività teatrali.

Il suo teatro, non poteva che nascere da un’opera profondamente, peculiarmente letteraria. Fin dall’inizio. Fin da quando, studente ginnasiale, frequentando al pomeriggio il Santuario del Buon Consiglio della Contrada Leopardi di Torre del Greco, si propose come animatore culturale e regista teatrale.

 

1947

Non c’era ancora la televisione ma il cinema sì, ed era molto frequentato. E tuttavia gli spettacoli teatrali da Gennaro allestiti a Leopardi nel teatro dell’orfanotrofio facevano sempre il pieno. Il più delle volte i posti a sedere non bastavano e non pochi erano quelli che restavano per tutto lo spettacolo in piedi e in religioso ed attento silenzio dietro l’ultima fila o lungo le pareti laterali. Negli stessi anni, in casa di amici dove si andava a ballare o a fare i soliti giochi di società, presentava dei brevi testi teatrali, atti unici cabarettistici molto comici. L’esistenzialismo l’aveva conquistato fin da quando era al liceo e studiato poi per anni in tutti i suoi aspetti. Tra i testi che mise in scena, tuttavia solo quelli di Jean Genet appartengono a pieno titolo al Teatro dell’Assurdo, ancora studente di scenografia all’Accademia di Belle Arti. Fu il periodo in cui si confrontava quotidianamente con il fratello Umberto su ogni sua nuova esperienza culturale. Gennaro riprendeva di tanto in tanto l’altra sua passione, la pittura. Aveva tra l’altro dipinto, olio su tela, un bellissimo “San Giorgio e il Drago” per la sede della Contrada Leopardi dell’Associazione Scouts (ASCI). Memorabile fu la mostra di suoi quadri raffiguranti le grandi religioni, esposti alla Galleria de “il Giorno”, quotidiano dell’Eni, nel centro storico di Milano. Due di questi quadri sono di proprietà del fratello Umberto: “La shoah”, raffigurante l’ebraismo, e “La Ruota della Vita”, il buddismo.

 

1954

All’Accademia di Belle Arti si davano rappresentazioni, alle cui realizzazioni contribuiva anche lui.  Nel 1954 per il Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Gennaro realizzò la scenografia de “Il lungo pranzo di Natale” di T. Wilder, e la scenografia e i costumi de “I due Pierrot” di E. Rostand. Nell’estate di quello stesso anno andò a Parigi, partecipando a un campo di lavoro per studenti universitari e fu iscritto a quello dei “Castors”, nei pressi di Saint-Germain-en-Laye, a 21 km. dal centro di Parigi. Fu nel campo di lavoro per universitari dei “Castors” nell’estate del 1954, che conobbe Uta Rieger, venuta dalla Germania e che sposò dieci anni dopo. Qualche anno dopo l’esperienza parigina, andò a Madrid, alla villa rinascimentale di Cadalso de los Vidrios, ad una ottantina di chilometri a sud est della capitale spagnola, per incontrare l’amica del fratello Umberto, Falina, sua sorella e il loro padre, il famoso scultore Cristòbal, autore del monumento al Cid di Burgos, amico e concittadino di Garcia Lorca e di Picasso. Da questo viaggio Gennaro tornò più che mai entusiasta della Spagna, nonostante la dittatura di Franco, di cui intuiva sia la debolezza che la fine, avendo avuto occasione grazie alle figlie di Cristòbal di contattare e conoscere molti giovani rappresentanti del dissenso culturale, artistico e politico.

Ritornato a Napoli, Gennaro frequentava, all’Accademia, amici che riteneva giustamente di grande talento artistico – Bruno Di Bello, Lucio Del Pezzo e Guido Biasi e due professoresse di un paio d’anni più anziane di lui divenute sue grandi amiche, entrambe appassionate di teatro: l’insegnante di storia dell’arte dell’Accademia, Anna Caputi e Anna Maria dell’Agli, assistente del professor Sergio Lupi, il titolare all’Orientale della cattedra di lingua e letteratura tedesca. Nel 1955 per il Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli fu Gennaro a realizzare la scenografia e i costumi de “I combattimenti di Tancredi e di Clorinda”, opera di C. Monteverdi.

 

1956

Per lo stesso teatro, realizzò la scenografia e i costumi dell’opera “Il ladro e la zitella” di Gian Carlo Menotti, il fondatore due anni dopo del Festival dei Due Mondi e, nel 1957 partecipa alla Mostra di Scenografia dell’Associazione

Italo-Americana “Incontro col teatro americano”, e realizza per il Teatro dell’Aquilone la scenografia di “Sera d’inverno” di S. Geyur.

 

1958

Realizza per l’ultima volta una scenografia per il Teatro dell’Accademia, che mette in scena “Una famiglia americana” di E. Rubio e M. Baff. In questo stesso anno realizza inoltre per il Teatro Mignolo la scenografia di “La chitarra di Bed” di C. M Pensa e, per lo stesso teatro, la scenografia e la messinscena di “L’inventore del cavallo” A. Campanile.

 

1958-59

Presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, fa parte come scenografo del direttivo del Teatro Universitario Napoletano, di cui diventa direttore nel 1959-60.

Nel 1960 Gennaro promuove un ciclo di conferenze sul teatro moderno e contemporaneo tenuto dal teatro Universitario Napoletano e diretto dal regista Franco Enriquez con l’appoggio del Teatro Stabile di Napoli. Per il Collettivo Teatrale Scenografia Stefanucci della BBAA di Napoli cura la regia di “Don Giovanni” di Molière, musiche scelte da Enzo Salomone, scene, costumi e trucchi del Collettivo.

 

1962

Illustra due libri per l’Infanzia: “L’Incantesimo” e “Racconti italiani di ieri”.

 

1963

Illustra con immagini di Napoli “l’Almanacco Torriani”, la cui prima copia è dedicata al Presidente della Repubblica. Intanto diventa collaboratore della rivista “Tempo di Letteratura”, diretta dal professor Nullo Minissi dell’Istituto Universitario Orientale, e si lega sempre più a un gruppo di amici, quasi tutti docenti o ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli

 

1963

Napoli progetta la nascita di un teatro laboratorio di formazione e ricerca, il futuro Centro Teatro Esse. La Esse sta per Sperimentazione. Scrive Vanda Monaco a pagina 115 e seguenti di “La contaminazione teatrale”: “… Il teatro di sperimentazione… scaturisce dal bisogno di aprire la cultura della città, di rompere con una tradizione di teatro dialettale alla ricerca del facile consenso… Nuove forze si trovarono a lottare contro il teatro ufficiale che, fin dagli anni cinquanta, era dominato da gruppi intellettuali incapaci di accogliere le novità che pure emergevano”. I più convinti ed attivi del gruppo, oltre Gennaro nel suo acquisito ruolo di regista, sono gli scenografi Giovanni Girosi e Carlo de Simone, la costumista Odette Nicoletti e la docente di Storia dell’Arte Anna Caputi, che suggerì come motto del futuro teatro le parole di Leonardo: “…cominciando dalla Sperienza e con essa investigare la ragione”.

I primi spettacoli sperimentali si tennero nella Cappella dei Girolamini, al Teatro Politeama di Napoli e al Cenacolo di Nola. Il gruppo, che si riuniva quasi sempre in casa di Anna Caputi a Posillipo, avvertì presto la necessità di avere un luogo stabile e definitivo in cui preparare e presentare gli spettacoli. Spazio che fu trovato al n° 18 di Via Martucci, dove una volta vi era un deposito di legname.

 

1964

Il 29 agosto a Würzburg sposa Uta Rieger, che aveva conosciuto studentessa a Parigi. Professoressa di lingue e letterature straniere (tedesco e inglese) e storia, collaborerà alle traduzioni degli autori tedeschi e sarà sempre di grande supporto e stimolo per tutti i progetti teatrali e culturali che Gennaro realizzerà. Dal matrimonio nascono le due figlie Cordelia nel 1965 ed Elisabetta nel 1969.

 

1965

Rappresentata nel febbraio La Moscheta di Ruzante, nello stabilimento di Pozzuoli della Divisione Ferroviaria dell’IMAM-Aerfer con la regia di Gennaro, le  scene di Giovanni Girosi e la musica di Mario Perrucci, può ritenersi a buon diritto il primo spettacolo ufficiale del Teatro Esse.

 

1966

Inaugurazione del Centro Teatrale Esse in via Martucci avverrà solo il 27 dicembre con La Magia della Farfalla di Federico Garcia Lorca, un testo inedito in Italia, tradotto da Gennaro. Come avverrà con altri testi, da lui tradotti dal francese, dal tedesco, con l’aiuto della moglie, e ancora dallo spagnolo.

 

1967

Sei atti unici di Tardieu, Spasamiolipi di Spatola, Sanguineti, Miccini, Achille Bonita Oliva, Pienotti, e I Cenci di A. Artaud

 

1968

Massa-Uomo di E. Toller, Il folle, la morte e i pupi da Il folle e la morte di Hugo von Hofmannsthal e Los Titeres de cachiporra di F. G. Lorca

 

1969

I Negri di Jean Genet

 

1970

Medea di L. Anneo Seneca

 

1971

“K” di Edoardo Sanguineti, Il Re nudo di E. Schwarz e Prometeo legato di Eschilo

 

1972

Il funerale del padre di G. Manganelli

 

Con I Negri di Jean Genet nel 1969, come scrive Cinzia Plaitano nella sua tesi di laurea, la “matassa immaginaria della scena raggiungeva l’apice del suo dispiegamento nella messinscena più rappresentativa e culminante del gruppo”. Il testo fu rappresentato in Italia per la prima volta grazie alla traduzione di Gennaro e all’autorizzazione da lui ottenuta dallo scrittore francese, che non aveva mai concesso di far recitare la sua opera da chi non era negro. “Ho inteso negro come emarginato, gli disse Gennaro, e i napoletani conoscono bene il peso dell’emarginazione” Genet si dichiarò d’accordo e Gennaro poté mettere in scena “I negri”, teatro nel teatro la cui azione drammatica, come una partita sportiva tra due squadre contrapposte di fantasmi vaganti e larve erranti nella sala, impone un coinvolgimento di tutti, attori e spettatori. Con la rappresentazione de I Negri Gennaro riuscì finalmente a sottrarsi con accresciuta consapevolezza alla tendenza solidamente pedagogica del teatro brechtiano, pur riconoscendone il valore tecnico dello straniamento. La fine della Sperienza del Teatro Esse è segnata da Il funerale del padre, l’ultimo suo spettacolo.

 

1972

Il Teatro S si scioglie ufficialmente nel mese di luglio, a causa di un guasto che rese inagibile la cantina di via Martucci – scrive nella sua tesi di laurea Leonilda Cesarano – In verità il guasto fu solo la miccia per far esplodere la crisi interna che già da tempo minava il gruppo. Sembrò, ad un certo punto, che gli interessi non convergessero più.

 

1972

Nell’ottobre, Gennaro, assieme a Enzo Salomone, Marisa Bello e nuovi attori non provenienti dal TS, crea La Libera Scena Ensemble che sceglie la prospettiva del teatro mobile. La sua sede è a Torre del Greco, in un appartamento vicino al porto dove si tengono riunioni e prove fino al 1977, anno in cui si trasferì in un garage sottoscala, prendendo il nome di Teatro nel Garage.

 

1973

Il primo spettacolo della Libera Scena Ensemble, Urfaust di J. W. Goethe, ottenne un grande successo.

 

1974

Seguirono, nello stesso anno, La morte di Empedocle da J.C.F. Holderlin; nel  Un matrimonio d’interesse da Los Titeres de cachiporra di F. G. Lorca;

 

1975

I nuovi dolori del giovane Werther di U. Plenzdorf; K – Il funerale del padre di E. Sanguineti e G. Manganelli e Padrone e sotto da Il signor Puntila e il suo servo Matti di B. Brecht;

 

1977

a Charleston (Carolina del Sud, USA), della versione statunitense del festival, lo Spoleto Festival Usa.

 

1977

Il cacatoa verde di Arthur Schnitzler;

 

1978

Mammà chi è? da Il cerchio di gesso del Caucaso di B. Brecht;

 

1979

La storia di Cenerentola à la manière de… da Dodici Cenerentole in cerca d’autore di Rita Cirio;

1980

Woyzech di Georg Büchner;

 

1982

Assolo per orologio di O. Zaharadnik

Operetta per una bambola da Los Titeres de cachiporra di F. G. Lorca;

 

1983

Hinkermann di E. Toller

Edippo di Ugo Foscolo;

 

1984

Cabaret e forse… di G. Ranieri. Gli spettacoli si tennero all’Università di Napoli, all’Università di Camerino e in varie località italiane ed europee, ottenendo ottimi successi e vari riconoscimenti.

Nel 1974/75 portò a Milano il Teatro delle Guarattelle (delle marionette), trasposizione nei modi napoletani della “Tragicommedia di Don Cristobal e la Signorina Rosita”, una farsa di Garcia Lorca.

Contemporaneamente Gennaro organizza e dirige La Settimana Internazionale di Teatro Laboratorio negli anni 1973 – 1975 – 1979 – 1981 – 1982 e 1984 con la presenza di giovani compagnie teatrali di varie città d’Italia, d’Europa e del mondo. Gli spettacoli si svolgono per la maggior parte nel Teatro Metropolitan di Torre del Greco.

Per la “Festa dei Quattro Altari” nel 1979 organizza e dirige la Rievocazione Storica del Riscatto Baronale del 1699 che si svolge per strade, vicoli e piazzette della città di Torre del Greco.

Dal 1981 al 1984 è il direttore artistico del Giugno Popolare Vesuviano di San Giuseppe Vesuviano.

 

1985

L’8 agosto, Gennaro morì per un ictus cerebrale nel centro di riabilitazione dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, dopo un ricovero durato tre giorni. Il 15 ottobre avrebbe compiuto 56 anni. I suoi funerali in Santa Croce di Torre del Greco, le parole del sacerdote con cui esaltava il suo impegno culturale e sociale, gli articoli di tanti giornali, i manifesti affissi anche a Camerino, le corone di fiori. Il lungo mesto corteo che si sciolse in Piazza Palomba.

 

1995

A dieci anni dalla scomparsa, “La città dei ragazzi” di Battipaglia, dedicò tre giorni di dibattiti e mostre per dare il giusto riconoscimento al grande drammaturgo partenopeo. Fu allestita una grande mostra con tavole dei costumi e dei bozzetti eseguiti da Gennaro, una conferenza cui parteciparono Enrico Fiore, Rino Mele, Pasquale De Cristofaro, la moglie di Gennaro, Uta Rieger e la figlia Elisabetta. Due spettacoli furono rappresentati: “Spiritilli” di Enzo Moscato per il quale riceverà il suo primo premio alla carriera e la riedizione ridotta del testo de “La magia della Farfalla” interpretata da Francesco Ruotolo con la regia e scenografia di Gaetano Fiore. Tra gli spettatori, alcuni attori del Teatro Esse, Adriana Cipriani e Davide Maria Avecone ed altri della Libera Scena Ensemble.

 

2012

Dei suoi successi e di tutti i suoi spettacoli teatrali, i tanti riconoscimenti in vita e dopo la morte, le tesi di laurea su di lui al Dams di Bologna, all’Università di Salerno, all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel gennaio di quest’anno, fu inaugurata la importante mostra dal titolo: “Due teatri, un regista – Napoli Teatro 1963-1985” curata da Giovanni Girosi, Paola Visone e Cordelia Vitiello.

Di lui ci restano gli scritti, le locandine, le foto, alcuni interventi commemorativi, qualche intervista a ricordarci il suo lavoro, l’entusiasmo con cui vi si dedicava, i molteplici interessi che hanno coinvolto una folta schiera di appassionati di teatro impegnato e d’avanguardia, in cui le parole si incarnano in personaggi vivi che ci parlano di eventi e situazioni che non si spengono al calare del sipario, ma continuano a gridare forte alla nostra coscienza. Le registrazioni ci riportano la sua voce, calda e ben impostata, sempre chiara, spesso robustamente sonora, rare volte sfumata o velata di qualche fuggevole cupa tristezza.

Tratto da un testo di Umberto Vitiello “Gennaro, mio fratello” da “Gente del Vesuvio” e integrato da altre fonti di famiglia.

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